Negli scorsi giorni mi é capitato di vedere un filmato su un incidente capitato nel 1998 sul circuito Fuji in Giappone, durante una gara del locale Campionato GT. Guardatelo prima di continuare a leggere.
Un lampante esempio di una somma di errori che poteva avere conseguenze ancora più gravi e che é il chiaro esempio di un problema di gestione dell’evento e preparazione del personale di pista.
L’elemento scatenate é stata la safety car: in condizioni di pista bagnata é stata troppo veloce e ha improvvisamente rallentato sul rettilineo dei box.
- chi forma i piloti delle safety car? Che istruzioni hanno? Chi supervisiona il loro operato in tempo reale?
- Perché non é stato dato l’ordine di andare piano fin dall’inizio?
- Perché ha rallentato in pieno rettilineo in condizioni di visibilità molto difficili?
Chiunque sia andato un paio di volte in pista sa che non si deve rallentare in questa maniera e sorprende che il personale di sicurezza abbia avuto questo genere di comportamento.
In questo caso é evidente che la responsabilità é di tutta la catena di comando preposta alla sicurezza sul circuito e che il pilota della safety car non era adeguatamente formato e supervisionato.
Altro argomento estremamente grave é stato il fallimento di tutti i professionisti dedicati al salvataggio, lasciando il pilota intrappolato nell’auto in fiamme per oltre un minuto:
- marshall
- pompieri
- personale di soccorso
Considerando che l’incidente é occorso in pieno rettilineo dei box, e quindi nel posto di maggiore visibilità (!!) del circuito, ritardi del genere li ritengo inammissibili. Dov’erano questi specialisti? Ma allora, come la safety car:
- come erano stati preparati? Avevano fatto esercitazioni? E con che regolarità?
- chi li gestiva?
- come erano dislocati sulla pista?
Ne consegue che tutta la struttura di sicurezza del circuito Fuji non era all’altezza per affrontare una sfida simile e quindi che il problema era:
- a livello di management e gestione
- e conseguentemente a livello operativo in pista
- mancanza di regole (ad esempio la velocità della safety car)
- preparazione (formazione + esercitazioni fatte regolarmente) e tempo di reazione
- disposizione sulla pista
Non dobbiamo mai dimenticare che la professionalità la si ha preparandola, esercitandola e guidandola con una strategia efficiente, con responsabili e managers all’altezza. Il fatto che un episodio del genere sia capitato in Giappone fa ancor più riflettere, avendo quella nazione fama di efficenza e preparazione.
Termino questa mia pagina web restando in tema “sicurezza in pista”, proponendo una bellissima intervista al mitico (per noi motociclisti) Dottor Claudio Costa https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Costa_(medico), creatore della Clinica Mobile e ispiratore di quella che deve essere la sicurezza negli sport motoristici e non solo.
Buona visione.
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