Segnalo l’interessante video di Liberti Media che illustra come purtroppo il mondo occidentale ha scoperto che la coperta americana é corta!
Il video prende spunto dall’apparente mancato rispetto della promessa di fornire all’Ucraina i sistemi Patriot e le licenze per fabbricarli.
E di tutto quello che sta succedendo, e succederà, per le forniture di materiale militare Made in USA. Questo riguarda anche la Svizzera vista l’intenzione di acquistare F-35 e sistemi Patriot per la difesa, visto anche l’usura degli F18 attualmente in linea di volo.
Ricordiamo che la Svizzera si trova in questa situazione anche per aver bocciato in votazione l’acquisto di caccia svedesi Gripen:
https://www.rsi.ch/info/svizzera/Nessuna-alternativa-ai-Gripen–801103.html
Se ne traggano le debite conclusioni.
Tornando al presente:
La recenti guerre in Medio Oriente degli ultimi anni, con i missili iraniani che cadevano su Israele e le nazioni alleate degli USA , hanno mostrato lo squilibrio tra le armi offensive e difensive a livello di pezzi utilizzati, costi e tempo per la fabbricazione.
Guardiamo i missili che l’Iran ha usato nel Golfo e contro Israele:
Famiglia Fateh / Zolfaghar: Impiegati a corto raggio (300–700 km) per minacciare le aree e le infrastrutture più vicine nel Golfo Persico.
- CEP (Precisione): Intorno ai 10–30 metri (molto più accurati rispetto ai balistici pesanti)
- Costo 150K-300K.
Emad & Ghadr (Ghadr-110): Evoluzioni avanzate della famiglia Shahab-3.
- Raggio d’azione: 1.600 – 2.000 km.
- CEP (Precisione): Circa 300 – 500 metri (ridotto nelle versioni con testata manovrabile).
- Costo 1M-5M.
Tempi e ritmi di fabbricazione: In condizioni normali, l’intelligence militare stimava una capacità produttiva di circa 50 missili balistici al mese. Sebbene Teheran abbia cercato di accelerare e decentralizzare la produzione sotterranea, i cicli di assemblaggio richiedono settimane per singolo ordigno complesso (motori a propellente solido o liquido, giroscopi, sistemi di guida inerziale e testate), e i ritmi di consumo nei conflitti intensi superano spesso la reale capacità di reintegro industriale.
Guardiamo dall’altra parte della barricata e pendiamo il Patriot https://it.wikipedia.org/wiki/MIM-104_Patriot:
Per abbattere un singolo missile balistico iraniano (come i modelli Fateh o Emad), la dottrina militare standard prevede il lancio di 2 missili intercettori Patriot (tattica del “Two-Shot Salvo”). In scenari di guerra particolarmente intensi o in presenza di contromisure avanzate, gli operatori possono decidere di sparare fino a 3 o 4 intercettori per garantire la distruzione certa della testata nemica prima dell’impatto.
Costi del sistema e delle munizioni
Il Patriot è uno dei sistemi d’arma più costosi e complessi al mondo:
- Costo di un singolo missile intercettore:
- Un missile PAC-2 GEM-T costa circa 3 – 4 milioni di dollari.
- Un singolo missile PAC-3 MSE (più moderno e preciso) ha un costo stimato tra 4 e 5 milioni di dollari. [1]
- Costo di una batteria completa: Una singola batteria Patriot (composta da radar AN/MPQ-65, centrale di controllo di ingaggio, generatori e da 6 a 8 lanciatori) costa circa 1,1 miliardi di dollari (circa 400 milioni per l’hardware e 690 milioni per la prima dotazione di missili).
La produzione del Patriot risente di colli di bottiglia storici nella catena di approvvigionamento della difesa occidentale, accelerati dalle forti richieste globali degli ultimi anni:
- Ritmi di produzione dei missili: Lockheed Martin (produttore del PAC-3 MSE) ha progressivamente aumentato i ritmi industriali, passando da circa 30-35 missili al mese a una quota target di 54-55 missili al mese (circa 650 all’anno).
- Tempi di consegna dell’hardware: La costruzione, l’integrazione e il collaudo di una nuova batteria Patriot completa da parte di Raytheon richiedono dai 2 ai 3 anni dal momento dell’ordine, a causa della complessità dei componenti radar al nitruro di gallio (GaN) e dei sistemi di comando avanzati.
Dunque: si ha uno sbilanciamento preoccupante tra il costo del missile intercettore (e tutto il suo sistema d’arma) e il costo dell’ordigno da abbattere.
Inoltre i tempi di fabbricazione e di consegna molto lunghi, e non dobbiamo dimenticare i 2 scenari bellici attivi in questo momento (Medio Oriente e Ucraina), la deterrenza in difesa di Taiwan (cuore della fabbricazione di processori a livello mondiale) e lo scontro che gli USA definiscono probabile entro il 2050 con la Cina.
Ne consegue che:
a) gli USA si trovano in crisi a livello mondiale di deterrenza con l’uso di armi convenzionali, avendo intaccato le scorte con le ultime avventure nel Medio Oriente.
b) Possiamo immaginare che per l’amministrazione Trump le priorità siano: 1) difesa di Taiwan, 2) contenimento della Cina, 3) fornitura di armi alle nazioni alleate e 4) la loro vendita a conflitti su delega come l’Ucraina
c) le armi occidentali sono tutte costose e con lunghi tempi di fabbricazione
d) l’Europa e gli USA si sono avventurati in guerre di logoramento senza la necessaria preparazione, immaginando – su quali basi? – di vincere facilmente e velocemente i due confronti militari con la Russia e Iran.
e) i conflitti invece si stanno protraendo e hanno intaccato in modo preoccupante le scorte USA e dei suoi alleati, con il rischio di lasciare sguarniti altri possibili teatri di conflitto.
Ne consegue che sul corto – medio periodo si possa immaginare scarsità di forniture al di fuori degli USA e il rischio di instabilità geopolitica in altri teatri, con altri attori che potrebbero approfittare della situazione.
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