La Svizzera e la (mancata) difesa del cittadino Jacques Baud

Come cittadino svizzero sono rimasto turbato dalla mancata esplicita difesa dell’ex colonnello dell’esercito svizzero Jacques Baud, apprezzato analista geopolitico. Il colonnello Baud ha in più riprese espresso dissenso e perplessità per la narrazione che il mondo occidentale ha dato alle masse popolari, portando argomenti e fatti che stonano con quanto propinato negli ultimi, diciamo, 12…

Come cittadino svizzero sono rimasto turbato dalla mancata esplicita difesa dell’ex colonnello dell’esercito svizzero Jacques Baud, apprezzato analista geopolitico.

Il colonnello Baud ha in più riprese espresso dissenso e perplessità per la narrazione che il mondo occidentale ha dato alle masse popolari, portando argomenti e fatti che stonano con quanto propinato negli ultimi, diciamo, 12 anni: dalla rivoluzione Maidan in Ucraina del 2014 in avanti.

Se i media occidentali, e purtroppo anche svizzeri, hanno riportato ciecamente la sola responsabilità russa per l’invasione dell’Ucraina, Baud ha dato una visione d’insieme più ampia e strutturata, con strategie d’espansione occidentali e di accerchiamento alla Russia che hanno portato alla situazione di conflitto attuale.

In una democrazia questa sarebbe libertà d’espressione e punibile solamente se si andasse contro delle leggi. In quel caso l’iter sarebbe tramite denuncia, la procura che raccoglie le prove e formula una o più accuse, e poi davanti a un tribunale. Sapendo che esistono diversi gradi di giudizio.

Al Sig. Baud non é stato dato di potersi difendere davanti ad un tribunale e si é trovato, come cittadino svizzero residente in Belgio, in regime di forti limitazioni personali e di accesso alle proprie risorse finanziarie a causa dell’applicazione delle norme europee Decisione (PESC) 2024/2643 e Regolamento (UE) 2024/2642.

Diversi esperti e giuristi sostengono che queste sanzioni violino la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE e la CEDU, in particolare:

  • Libertà di espressione (Art. 11 Carta UE, Art. 10 CEDU)
  • Proporzionalità delle misure
  • Diritto alla difesa e obbligo di motivazione

Critiche principali

  1. La procedura di listing avviene senza audizione preventiva Il Consiglio decide a porte chiuse, senza che l’interessato possa difendersi prima dell’inserimento nella lista.
  2. Le prove sono basate su opinioni pubblicate Baud è stato sanzionato per le sue analisi e commenti sulla guerra in Ucraina.
  3. Dubbi sulla sufficienza e affidabilità delle prove Gli avvocati contestano che le “prove” siano vaghe, non verificabili o non proporzionate.
  4. Possibile incompatibilità con la libertà di espressione Una ex giudice della Corte di Giustizia (Ninon Colneric) e la professoressa Alina Miron hanno concluso che il regime è globalmente incompatibile con la Carta UE e la CEDU.

Baud ha presentato ricorso al Tribunale dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento delle sanzioni.

Il caso solleva questioni cruciali:

  • standard probatori per sanzioni individuali,
  • limiti del potere sanzionatorio dell’UE,
  • tutela della libertà di espressione nel contesto della guerra informativa.

La Svizzera che ha fatto finora?

Non ha applicato sanzioni contro il proprio cittadino, ma non possiamo neanche dire che l’abbia difeso.

Infatti:

1) Una sola presa di contatto consolare (iniziale)

Secondo quanto riportato da Baud stesso e confermato da media svizzeri, l’Ambasciata svizzera a Bruxelles:

  • ha contattato Baud una volta,
  • gli ha chiesto se avesse bisogno di assistenza consolare,
  • ma non ha intrapreso alcuna azione diplomatica verso l’UE.

Nessuna protesta formale, nessuna richiesta di chiarimenti, nessuna pressione politica.

2) Nessuna richiesta ufficiale di motivazioni all’UE

La Svizzera non ha chiesto all’UE:

  • le prove che giustificano le sanzioni,
  • la base fattuale del “ruolo nella manipolazione dell’informazione”,
  • né una revisione del caso.

Questo è insolito: in casi simili (es. cittadini svizzeri arrestati o trattenuti all’estero), Berna chiede sempre chiarimenti formali.

3) Nessuna protezione diplomatica

La Svizzera può esercitare la “protezione diplomatica” (strumento previsto dal diritto internazionale) quando un suo cittadino subisce una violazione dei diritti fondamentali all’estero.

In questo caso:

  • non è stata attivata,
  • non è stata nemmeno valutata pubblicamente.

4) Nessuna presa di posizione politica

Il Consiglio federale non ha commentato il caso Baud, né ha espresso preoccupazione per:

  • congelamento dei beni,
  • impossibilità di lasciare l’UE,
  • potenziale violazione della libertà di espressione.

Ed eccetto l’UDC e pochi parlamentari, la politica non si é attivata per la difesa o per attirare l’attenzione della popolazione confederata sulla problematica.

Riferimenti e articoli nei media svizzeri ed europei

  • SWI swissinfo.ch (Svizzera):Swissinfo
    • articolo: “Ex funzionario dei servizi segreti svizzeri colpito dalle nuove sanzioni UE contro la Russia”SWI swissinfo.ch
    • articolo: “Jacques Baud contesterà sanzioni Unione europea” I report illustrano la decisione della SECO di non adottare tali sanzioni e le dichiarazioni di Baud circa il suo ricorso legale alla Corte di Giustizia dell’UE.
  • Corriere del Ticino (Svizzera):
    • articolo: “Un ex colonnello dell’esercito svizzero nella lista delle sanzioni dell’UE” Riporta la notizia dell’inserimento di Baud nella lista nera di Bruxelles con l’accusa di propaganda e disinformazione filorussa.
  • Aargauer Zeitung / CH Media (Svizzera):
    • articolo: “The Jacques Baud case is causing quite a stir: what is behind it?” (di Doris Kleck) Analizza le reazioni politiche in Svizzera e sottolinea come Baud accusi Berna di non averlo difeso e di averlo lasciato “bloccato” dagli effetti delle sanzioni europee sui sui conti e spostamenti.
  • ResearchGate / Pubblicazioni di Diritto Europeo:
    • articolo: “The EU Sanctions against Jacques Baud and the Crisis of Freedom of Expression” Esamina il caso sotto l’aspetto giuridico europeo, criticando la misura dell’UE dal punto di vista dei diritti fondamentali e della libertà d’espressione.

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