
Al momento che un personaggio ci interessa leggiamo una sua biografia. Solitamente sono personaggi che definiamo vincenti, persone che hanno lasciato il segno e sono entrati nella cultura popolare con gesti, innovazioni od opere: Steve Jobs, Chuck Yeager, Neil Amstrong, Alex Zanardi, …
Persone vincenti, che tutti conoscono e che si possono citare come esempio (generalmente) positivo e di resilienza.
Avevo già letto e riletto il libro di Tom Wolfe “La stoffa giusta” e la biografia di Yeager “Una vita in cielo”. Da giovane avevo visto alla televisione la serie TV dedicata alla squadriglia “Pecore Nere” di Poppy Boyington e con grande interesse mi sono guardato la produzione TV “Masters of the Air”, con le peripezie degli squadroni di bombardieri americani B-17 sopra la Germania nazista.
Tutte storie sui vincitori. Coloro che hanno vinto la battaglia, coloro che hanno potuto scrivere la storia (“La storia la scrivono i vincitori.” – cit.).
Durante le mie trasferte a Zurigo in treno, ho sfruttato il tempo visionando molto documentari e ponendomi la domanda di qual era il punto di vista degli altri, e sotto questo aspetto ricordo che Clint Eastwood con “Flag of our fathers” e “Letters from Iwo Jima” aveva fatto un lavoro esemplare: la stessa battaglia ma vista dagli opposti punti di vista.
Ne approfittai per leggere la biografia di Adolf Galland https://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Galland, asso della Luftwaffe della 2a guerra mondiale, – “Il primo e l’ultimo” – e quindi di conoscere il punto di vista degli sconfitti, dei nazisti, di quello che la nostra coltura ci ha indicato come i cattivi, quelli dalla parte sbagliata.
Ho trovato molto interessante questa esplorazione, che da una parte confermava quanto letto in altri libri e visto in diversi documentari – segnalo quelli di Dentro la Storia https://www.youtube.com/@Dentrolastoria e di La linea della Memoria https://www.youtube.com/@lalineadellamemoria -, dove si vedeva da parte dei soldati tedeschi la voglia di rivalsa per le umiliazioni i trattati di Versailles e dell’estrema crisi interna sociale, politica ed economica che la Germania aveva vissuto negli anni ’20.
A questo punto mi pongo l’obiettivo Rommel. https://it.wikipedia.org/wiki/Erwin_Rommel
Mi sembra di ricordare che mio padre citava Erwin Rommel quando si trattava di indicare una persona furba e capace, e successivamente incappai in diversi documentari, libri e film che lo citavano.
Sotto questo aspetto mi permetto di segnalare i seguenti documentari:
https://www.youtube.com/watch?v=c4w-LNsmLbs
https://www.youtube.com/watch?v=c-xvzbKztEo
https://www.youtube.com/watch?v=ujNWasftiUQ
https://www.youtube.com/watch?v=PalsIz3081M
Ma la curiosità restava. Come approfondire?
La prima mossa è stata di leggere la sua opera “Fanteria all’attacco”, la sua memoria della battaglia di Caporetto che ho trovato come perfetto complemento al romanzo di Ernest Hemingway “Addio alle armi”, riletto giusto poco tempo fa.
Mentre Hemingway raccontava in un romanzo il prima, il durante e il dopo di Caporetto dal punto di vista di un americano distaccato presso gli italiani, Rommel scrisse questo libro negli anni ’30 quando era ufficiale istruttore presso le accademie militari tedesche illustrando l’altra prospettiva – quella della fanteria tedesca mandata a rinforzo degli austroungarici -, come uno strumento didattico e, diciamolo, anche come strumento per ricordare il perché ha ottenuto la massima onorificenza militare nella Germania del Kaiser: la medaglia “Pour le Mérite”. Ho trovato un libro chiaro, con schizzi, che spiega tattiche, problemi e ragionamenti che portarono le truppe di Rommel da Caporetto al Monte Grappa con azioni audaci e la strategia di non dare respiro al nemico, impedirgli di riorganizzarsi e di (ri)prendere l’iniziativa.
A questo punto mi sono detto: letto il suo libro e chiarito perché è diventato un eroe di guerra del primo conflitto mondiale, leggiamo una sua biografia. La mia prima idea era il libro di David Fraser “Rommel – l’ambiguità di un soldato” che purtroppo è in attesa di ristampa, ma presso Il Libraccio di Como ho trovato casualmente il libro di Ralf Georg Reuth “Rommel. Fine di una leggenda”, che ho trovato molto completo. Talmente completo che ho cercato su internet per capire la qualità dei suoi scritti e se non fosse uno storico revisionista e simpatizzante per il nazismo. Perché?
Il libro di Reuth comincia con un parallelismo tra Rommel e Hitler e nel loro coinvolgimento durante la Prima Guerra Mondiale: tenente, plurimedagliato ed eroe di guerra il primo, caporale portalettere e con medaglie pure il secondo. …. Aspetta un momento? Hitler ha avuto delle medaglie? È stato un buon soldato? Qui s’impone una ricerca e sì, si va a scoprire che Hitler non era un insignificante caporale senza arte né parte, ma al contrario si era impegnato, anche se con un umile grado, a fare bene i propri compiti e ricevendo dei riconoscimenti, al contrario di quello che la cultura mainstream ci propone.
Perché?
Perché “la storia la scrivono i vincitori”, e dopo la Seconda Guerra Mondiale Hitler doveva facilmente risultare come il male e come una persona senza talento, per non dare nessun appiglio ai nostalgici e ad un eventuale apologia del nazismo.
Torniamo a Rommel, e a come interpreto la costruzione della sua personalità:
- il primo punto é che nella sua vita come tedesco e patriota, ha conosciuto cinque (!) Germanie diverse:
- quella del Kaiser a fine ‘800-inizio ‘900 che vuole crescere di importanza a livello mondiale grazie alla sua industria e alla sua cultura
- quella della Prima Guerra Mondiale, dove nonostante la capacità tecnologica e dell’esercito, la vedrà uscire sconfitta senza neanche un metro del proprio territorio conquistato dagli eserciti nemici. Mi sono fatto l’idea che Rommel, in quel momento tenente, voleva vedere solamente la capacità militare degli eserciti, la forza di quello tedesco e soltanto parzialmente l’implosione dell’alleato austroungarico, considerava come tollerabile la carenza di materie prime che la popolazione tedesca subiva e non vedeva il potenziale industriale e militare dell’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1917.
- quella degli anni ’20, dove come militare in carriera all’interno del piccolo esercito tedesco come stabilito a Versailles, soffre – come patriota – nel vedere la Germania lacerata da conflitti sociali e dalla povertà causata dai debiti di guerra.
- quella degli anni ’30 dove Aldolf Hitler prende il potere, ristabilisce l’orgoglio tedesco, la volontà di riaffermarsi sul teatro mondiale e di ricostruire l’esercito, la marina e l’aviazione militare. Possiamo immaginare che presa abbiano fatto su Rommel, ufficiale in carriera, quelle parole. E, penso, non volendo vedere tutto il resto che il nazionalsocialismo portava con se: superiorità razziale, odio contro gli ebrei, … Lui si considerava un militare, non un politico e per questo non si tessererà con il partito nazista.
- quella della Seconda Guerra Mondiale che, dopo i successi iniziali si troverà impantanata in Russia e a sostenere l’alleato italiano nello scenario mediterraneo. L’ostinazione di Hitler per un epilogo tipo “vittoria o crepuscolo degli dei”, lo stillicidio di vite e risorse che poi porterà alla distruzione della Germania, allontanerà Rommel da Hitler e accelererà la sua caduta in disgrazia agli occhi del Führer.
- il secondo punto é sicuramente il suo ego:
- eroe di guerra e con l’onorificenza “Pour le Mérite” a soli 26 anni (uno dei pochi nell’esercito ad averla ottenuta)
- una grande fiducia nelle sue capacità tattiche e di motivatore di uomini
- un malcelato disprezzo per parigrado o superiori che non fossero al suo livello o non rispondessero alle sue aspettative, e il farsi pochi problemi nel farlo trasparire. Questo faciliterà il triste epilogo dell’autunno 1944, quando si troverà con ben pochi alleati alla corte del Führer.
Entrato nei favori di Hitler negli anni ’30 come ufficiale facente parte dei suoi reparti di sicurezza e poi del suo stato maggiore, potendo parlare con lui con una certa franchezza grazie alla sua aura di eroe di guerra e di essere quasi coetanei, ottiene la VII divisione corazzata. Lì comincia la sua leggenda: la sua diventa la “divisione fantasma” che spiazza gli avversari, si muove velocemente e applica tattiche inaspettate. Di successo in successo contribuisce alla vittoria contro la Francia nel 1940, ma la sua strategia mostra già delle pecche: se da una parte ripropone l’approccio tattico usato in Italia nel 1917 (azioni audaci e la strategia di non dare respiro al nemico, impedirgli di riorganizzarsi e di (ri)prendere l’iniziativa), sotto il profilo strategico questo genere di avanzate veloci mette in crisi la logistica e la struttura dietro la prima linea. Citando Napoleone: “Un esercito marcia sul proprio stomaco”: i veicoli hanno bisogno di carburante, i soldati di mangiare e dormire, le armi hanno bisogno di proiettili, …. puoi essere un valido comandante finché vuoi, ma se i tuoi soldati non hanno viveri e proiettili… non possono combattere. Teniamo in mente questo per l’esperienza africana.
La propaganda nazista comincia a costruire il personaggio Rommel, sia per la propria popolazione che come strumento contro gli avversari, come esempio di audacia e genio militare, innalzandolo al ruolo di eroe. E questo solletica non poco l’ego di Erwin, che si presta volentieri a questo gioco.
Diventando difronte a tutti il preferito di Hitler e lo strumento di propaganda di Goebbels, questo gli crea inimicizie e invidie da parte di diversi alti ufficiali della Wehrmacht e nell’entourage del Führer.
Visti i problemi dell’alleato Mussolini in Libia, Hitler lo invia in Africa con il famoso Afrikakorps, dove dal 1941 al 1943 si adopererà – a fortune alterne – contro le truppe Alleate. Se gli ordini erano di difendere e sostenere gli italiani, Rommel si arroga il diritto di procedere in modo offensivo con la riconquista della Cirenaica, le battaglie di Tobruk fino ad arrivare ad El-Alamein. Anche qua il suo acume tattico, le sue manovre e gli approcci non convenzionali al teatro di guerra meccanizzato nel deserto portano a risultati sorprendenti, considerando la carenza di mezzi e logistiche nelle quali si trova ad operare. Ricordiamo che:
- Il teatro africano era secondario rispetto a quello russo, dove venivano destinati gran parte di uomini e mezzi.
- Il Mediterraneo era anche scenario di scontri navali ed aerei tra gli Alleati e l’Asse, che rendevano difficili i rifornimenti dall’Europa alla Libia.
- I successi di Rommel portarono all’esasperazione gli inglesi, portando alla sostituzione di diversi generali a livello operativo (da Cunningham a fine ’41 a Ritchie a giugno ’42 con Auchinleck che prendeva direttamente il comando) fino alle decisioni di Churchill di sostituire il Comandante in Capo del Medio Oriente (da Wavell a Auchinleck nel giugno 1941, ad Alexander nell’estate 1942).
- Gli inglesi poterono contare su risorse praticamente illimitate dal loro impero e il Generale Montgomery fece leva proprio su questo, adottando tattiche e strategie consolidate, sapendo di poter tollerare maggiori perdite rispetto ai tedeschi. Senza dimenticare l’entrata in guerra degli statunitensi nel dicembre 1941.
- La rete logistica tedesca venne portata oltre ogni limite: le forniture alle truppe impiegate nell’operazione Barbarossa in Unione Sovietica, l’insicurezza dei trasporti nel Mediterraneo e la velocità degli spostamenti di Rommel ebbero come conseguenze gli allungamenti delle linee dei rifornimenti che portarono al punto di rottura, conducendo alla situazione dove i soldati si dovettero fermare per carenza di rifornimenti, e generando la situazione di far venir meno le condizioni quadro della strategia di Rommel: mobilità per poter compiere azioni audaci e applicare la direttiva di non dare respiro al nemico, impedirgli di riorganizzarsi e di (ri)prendere l’iniziativa.
Mi permetto di toccare anche qua l’argomento propaganda:
- Il lavoro di Goebbels e di quella tedesca era molto chiaro: creare un eroe per la popolazione e per i soldati, per tenere alto il morale.
- Paradossalmente anche quella inglese lavorò con lo scopo di avere in Rommel un super avversario, per giustificare in parte i rovesci avuti in Africa. È molto più facile giustificare una propria sconfitta quando l’avversario è presentato come molto forte, piuttosto che provare a giustificare di essere stati sconfitti da uno debole.
- Questo, ma anche la correttezza di Rommel nei confronti degli avversari, dei prigionieri di guerra, il fatto di non aver nessun compito di epurazione razziale in Africa e di non averlo applicato nei confronti dei prigionieri, permise di costruire il personaggio Rommel postumo con caratteristiche positive dopo la guerra.
Dopo El-Alamein le potenze dell’Asse poterono solo ritirarsi e il talento dei generali non poteva più bastare a contenere l’offensiva Alleata con Montgomery dall’Egitto e Patton e Bradley dall’Algeria, con risorse nettamente superiori. Per evitare la caduta dell’eroe Rommel, che aveva appena ricevuto il grado di Feldmaresciallo e la cui perdita avrebbe incrinato il morale dei tedeschi, Hitler lo richiamò in patria e l’Afrikakorps venne annientato senza avere il suo generale di riferimento sul campo.
Rommel era frustrato, per le sconfitte ma anche per le situazioni di mancato supporto (a suo modo di vedere) alle sue truppe. E non lo nascose, e non nascose neanche le sue riserve a Hitler.
Questi lo assegnarono alla gestione del Vallo Atlantico, il sistema di fortificazioni che doveva impedire lo sbarco in Francia. Scenario che avrebbe aperto un’ulteriore fronte più vicino alla Germania, dopo quello vastissimo e difficilissimo in Russia e quello in Italia. In questo teatro i Cospiratori che compiranno l’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944 provano a sondare Rommel, per capire se egli era dalla loro parte o no. Il Feldmaresciallo, nelle discussioni informali, era arrivato alla conclusione che bisognava cercare una pace separata con gli Alleati per poter affrontare i bolscevichi, che per il nazionalsocialismo erano i veri nemici. Ma è praticamente sicuro che egli non volesse attentare contro la vita di Hitler, conscio dei benefici che egli aveva portato alla sua carriera e alla ricostruzione della Germania dopo le terribili crisi degli anni ‘20. Si doveva trovare un’altra soluzione (un arresto e un processo?).
L’auto di Rommel venne mitragliata da un aereo durante uno spostamento tra le truppe di sua competenza, e il Feldmaresciallo rimase gravemente ferito. Nei giorni successivi, mentre era in ospedale, avvenne l’attentato contro Hitler e il tentativo di rivolta di alcuni ufficiali riportato con il nome di Operazione Valchiria https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_a_Hitler_del_20_luglio_1944
Edwin Rommel non sospettò fino alla fine di essere ritenuto coinvolto con l’attentato: il giorno che i generali Meisel e Burgdorf si presentarono alla sua abitazione, dov’era in convalescenza, era sicuro che si dovesse parlare di quello che era andato storto in Francia dal D-Day in avanti. Invece, come sappiamo, gli vennero comunicate solo in quel momento le accuse e la decisione di Hitler di potergli far scegliere tra il processo – e quindi l’onta e l’insicurezza per la sua famiglia – e il suicidio – e quindi l’essere ricordato come eroe e aver la famiglia salva -.
Cosa portò a questa situazione?
- Sicuramente la paranoia di Hitler dopo l’attentato e la sfiducia verso la Wehrmacht da dove era partita la congiura.
- Il pessimismo che Rommel aveva mostrato nei mesi precedenti ad Hitler sull’evoluzione della guerra, senza preoccuparsi delle conseguenze o pensando di essere autorizzato – nella sua posizione di eroe – di poter esprimere senza filtri le proprie opinioni.
- L’inimicizia a più livelli che il suo carattere e la sua fama gli avevano portato all’interno dell’esercito, del partito e della Cancelleria del Reich.
- Il fatto di aver parlato con alcuni dei congiurati e di non averne informato Hitler di queste voci e discussioni.
Edwin Rommel scelse il suicidio, si congedò dal figlio e dalla moglie, salì sull’auto di Meisel e Burgdorf e poco dopo assunse il veleno.
La propaganda gli diede onori di eroe, la Germania gli diede il funerale di stato ad Ulm.
Ma la storia del personaggio Rommel non era ancora conclusa: il suicidio di Hitler e la caduta della Germania crearono lo scenario che accompagnò l’Europa fino alla Caduta del Muro di Berlino, e cioè la Guerra Fredda. Dopo l’epurazione dei gerarchi nazisti con il processo di Norimberga bisognava ricostruire la potenza sconfitta sia politicamente, che economicamente e militarmente: essa doveva essere il primo bastione contro la temuta avanzata dei Russi.
In questa strategia la riabilitazione della Wehrmacht e delle forze armate tedesche era cruciale: i massacri divennero responsabilità principalmente di SS e nazisti, mentre i soldati delle diverse forze armate tedesche fecero soltanto il loro dovere verso la Patria. Si decise di cancellare crimini, omertà o partecipazione diretta a quanto fatto nei territori occupati e durante le conquiste. Questa ripulitura dell’immagine funzionò e Rommel poté anche beneficiare di quanto già creato dagli inglesi durante la guerra.
In conclusione vedo Rommel come un eroe tragico, estremamente capace e creativo, ma abbagliato da Hitler e da quanto egli aveva fatto per la Germania. Un ottimo militare con anche dei limiti, con una grande abilità tattica e di operazioni, ma lacune sotto il profilo strategico. Un grande ego e sicurezza di sé, ma che posso capire nato da azioni audaci durante la Prima Guerra Mondiale, lo status di Eroe di Guerra avuto per due decenni e le formidabili vittorie ottenute in Francia e anche in Africa nel Secondo Conflitto Mondiale.
La sua immagine é stata costruita da capacità ed atti di eroismo, ma anche dalla propaganda di entrambe gli schieramenti. Portando “la Volpe del Deserto” alla notorietà che ancora oggi conosciamo.
🚀 Eccesso di tattica o difetto di strategia? Cosa ci insegna Erwin Rommel sulla Leadership
Leggendo e approfondendo la storia della “Volpe del Deserto”, mi sono reso conto di quanto la sua parabola assomigli a quella di certi grandi talenti aziendali.
Oltre l’aspetto storico, la figura di Rommel offre un case study straordinario di Management ed Executive Leadership.
Ecco 4 lezioni chiave che ogni manager dovrebbe considerare:
1️⃣ Operational Excellence vs. Corporate Strategy
Rommel è stato il classico Director of Operations straordinario: rapido, audace, orientato all’azione (un vero interprete dell’Agile Leadership) e capace di trascinare i team sul campo.
❌ Il problema? Ha ignorato i vincoli di supply chain e la strategia globale dell’organizzazione (l’allocazione delle risorse sul fronte russo).
👉 Lesson Learned: Conquistare quote di mercato a breve termine mettendo in crisi la logistica e prosciugando i margini non è una vittoria: è un collasso annunciato.
2️⃣ La trappola dello Stakeholder Management
Influente solo grazie alla sponsorship diretta del CEO (Hitler) e alla narrazione del Marketing/PR (la propaganda), Rommel ha mostrato disprezzo per i processi e per i suoi parigrado nello Stato Maggiore.
❌ Il problema? Quando le cose hanno iniziato a tremare e la fiducia del vertice si è incrinata, si è ritrovato completamente isolato.
👉 Lesson Learned: Il talento individuale non sostituisce la costruzione di alleanze interne. Senza una rete di supporto nei momenti di crisi, sei solo.
3️⃣ Quando credi al tuo stesso Personal Branding
La macchina mediatica ha creato il mito della “Volpe del Deserto”, e Rommel ha finito per credere alla propria invincibilità.
❌ Il problema? Quando il Personal Branding e le PR superano la realtà dei KPI aziendali, il leader perde l’obiettività e sottovaluta i competitor.
👉 Lesson Learned: L’analisi dei propri errori e dei punti di forza dei concorrenti è l’unico modo per non cadere nel Survivor Bias.
4️⃣ L’illusione della “Neutralità Tecnica”
Rommel si è sempre dichiarato “un soldato, non un politico”, ignorando la deriva e la natura del regime per cui combatteva.
❌ Il problema? L’illusione di rimanere “puri tecnici” all’interno di un’organizzazione tossica non protegge dalle sue conseguenze finali.
👉 Lesson Learned: Nessun ruolo è neutrale. L’eticità della cultura aziendale riguarda tutti, dal CEO al Middle Management.
💡 In sintesi:
Rommel rimane l’esempio del brillante manager operativo catapultato in dinamiche macro-strategiche per le quali non aveva la maturità politica e la visione d’insieme necessarie.
Come bilanciate nella vostra organizzazione l’audacia tattica a breve termine con la sostenibilità strategica a lungo termine? 👇
#Leadership #Management #Strategy #Operations #ExecutiveLeadership #CaseStudy #BusinessCulture
Lascia un commento